Cannuccah, la festa delle luci

Quella di Cannuccah è una festa molto attesa dagli ebrei, in modo particolare dai bambini che nei giorni precedenti preparano le loro lampade di tutte le forme, misure e materiali possibili. In questo giorno, in ogni parte del mondo ebraico, candele e lampade ad olio vengono accese e poste nel modo che le rende più visibile a tutti. Questa festa, anche se celebra il ricordo della riconquista dei Maccabei del tempio di Gerusalemme profanato dai Greci, ha il suo significato più profondo nel messaggio che porta: la sfida dei nostri giorni, quella della convivenza delle culture, la vittoria della luce sul buio, del bene sul male.

 

La Cabala

La sintesi degli insegnamenti cabalistici è riassunta graficamente nel cosiddetto Albero della Vita, un diagramma simbolico costituito da dieci entità dette Sefirot, disposte su 3 pilastri verticali paralleli. Secondo i cabalisti l’Albero della Vita fornisce importanti informazioni sulla creazione dei mondi e rappresenta simbolicamente il cammino di discesa e risalita delle anime, percorrendo il quale è possibile ricongiungersi con l’Unità.

 

La cabala ebraica originaria è stata oggetto nel corso del tempo di numerose rivisitazioni, tant’è che ad oggi viene riproposta in chiave moderna come una forma di misticismo contemporaneo. Nella tradizione occidentale essa concilia magia, gnosi, orfismo e altri insegnamenti di tipo esoterico. Ma indipendentemente dalle rivisitazioni essa si rifà nella sua dottrina alla Torah (l’insegnamento della tradizione religiosa ebraica che secondo la letteratura rabbinica si riferirebbe ai primi cinque libri della Bibbia). Lo Zohar, o Libro dello splendore, è invece il suo testo sacro.

La nostra consapevolezza interiore sale e scende lungo questo albero, i cui 3 pilastri sono la Forza (a sinistra), l’Amore (a destra) e la Compassione (al centro). Percorrendo la via mediana, detta anche “via regale”, è possibile giungere all’unione degli opposti, ovvero la conciliazione dello Yin e Yang taoista, del maschile e del femminile insiti in ognuno di noi e nella realtà stessa.

Lo psicoanalista Carl Gustav Jung riformulò a suo modo il concetto, individuando l’Animus e l’Anima, ovvero una parte maschile e una parte femminile che risiederebbero in ciascuno di noi, indipendentemente dal sesso di appartenenza. Capita soprattutto nella vita di coppia che le donne proiettino il proprio Animus (maschile) sull’uomo anziché integrarlo in se stesse, e gli uomini, secondo lo stesso meccanismo, proiettino l’Anima (femminile) sulla propria compagna. La proiezione è alla base di tanti problemi perché solo se le due parti opposte e complementari vengono integrate e accettate all’interno di se stessi, la relazione a due può funzionare.

E vale lo stesso per l’universo: è necessario che le due polarità dell’esistenza, ovvero luci e ombre, bianco e nero, maschile e femminile, diventino collaborativi anziché contrastarsi reciprocamente. L’universo e l’uomo stesso hanno bisogno di entrambe queste energie, una che si espande, l’altra che accoglie.

Spesso nel corso della vita sono i traumi a risvegliare in noi questa consapevolezza ma la Kabbalah propone un metodo alternativo, in grado di “risvegliarci” senza dover necessariamente passare attraverso il dolore. Ovviamente, essendo esseri imperfetti e spesso molto egoisti, è difficile riuscire nell’intento ma non impossibile. Dipende da quanto siamo disposti a studiare e a metterci in discussione.

 Sempre secondo la Kabbalah ogni essere umano deve attraversare una doppia crisi, pratica e interiore, prima di poter accedere all’Albero (ritorna il due, la polarità, gli opposti). Se la fede nella Verità rimane intatta ecco che l’Albero fa la sua comparsa, illuminando la nostra via. Chiunque non sia pronto in termini di consapevolezza, ne è invece allontanato....

Cenni sulla religione ebraica

 L'ebraismo, o giudaismo (dal nome della tribù israelita di Giuda), si presenta volentieri, più che come una semplice religione, come uno stile di vita, che traduce una teologia in un modo di vivere, rispettoso di una Legge. Il credo religioso si concretizza nella ferma professione monoteista dell'esistenza di un Dio unico, trascendente e provvidente, il quale, per mezzo di Mosè, ha concluso un'alleanza con il popolo di Israele, assicurandogli la sua protezione in cambio del rispetto della Legge; alla fine dei tempi, Dio invierà il Messia annunciato dai profeti per stabilire il regno d'Israele. Il nome di Dio che si rivela è considerato impronunciabile ed è sostituito dal cosiddetto tetragramma (Shem ha-meforash, "Nome distinto"), YHWH, sovente a sua volta sostituito da altri appellativi, fra cui Adonai ("il Signore").

 L'ebraismo crede nella sopravvivenza dell'anima e la resurrezione dei morti, e insegna che le leggi morali sono indissociabili da quelle rituali, e che i pensieri si devono tradurre in azione. Gli ebrei devono osservare le mitzvot ("norme", "precetti", "comandamenti"), di derivazione biblica, in ogni circostanza della vita. Il fondamento della fede ebraica si trova nei ventiquattro libri che costituiscono la Bibbia, corrispondente in questo caso all'Antico Testamento - tranne i libri deuterocanonici - della Bibbia cristiana. I testi che la compongono sono divisi in tre gruppi: Torah (Pentateuco), Nevi'im (Profeti anteriori e posteriori), Khetuvim (agiografi o Scritti). Le prescrizioni della Torah sono state nel corso del tempo codificate e discusse minuziosamente nel Talmud (dalla radice lamad, "studiare") - raccolta della Mishnàh ("ripetizione-insegnamento"), interpretazioni di carattere giuridico e normativo della Torah.

Le leggi rituali sono altrettanto vincolanti delle leggi morali. Fra le più importanti, oltre alla circoncisione per i maschi, vi sono quelle alimentari (che impediscono di cibarsi di certi animali, richiedono regole particolari per la preparazione della carne, vietano di mescolare latte e carne) e la raccomandazione di compiere tre preghiere quotidiane. Di fronte a Dio, l'uomo dovrebbe avere costantemente la testa coperta dalla Kippàh o da un cappello, e questa prescrizione è seguita rigorosamente nell'ebraismo ortodosso. Molto importante è anche l'osservanza del riposo dello Shabbat (dal venerdì sera al sabato sera), il giorno del Signore, in cui si deve evitare il lavoro manuale e dedicarsi alla preghiera e allo studio.

 Il culto sinagogale - che replica la liturgia ebraica, gravitante attorno ai sacrifici offerti dai sacerdoti all'epoca del Tempio, dopo la distruzione di quest'ultimo (la classe sacerdotale essendo stata sostituita dagli specialisti della Legge, i rabbini) - comprende alcune preghiere bibliche (fra cui lo Shemà, professione di fede monoteista basata su estratti biblici) e, durante lo Shabbat e i giorni di festa, altre letture bibliche e inni liturgici (piyyutîm).

 Il calendario ebraico prevede anche tutta una serie di feste proprie, che ricordano l’epopea del popolo di Israele. Tra le feste più importanti vi sono il Kippur (giorno di digiuno che ha lo scopo di ottenere il perdono di Dio per gli errori commessi), che segue di dieci giorni il Capodanno ebraico (Rosh hashanàh) ed è consacrato al digiuno e al perdono dei torti subiti, la festa delle Capanne (Sukkot), la Pasqua (Pesach) e la Pentecoste (Shavuot).

L'ebraismo attuale consiste di due componenti storico-etniche, con differenze fra loro: i sefarditi, di origine mediterranea, e gli ashkenaziti, di origine centro-europea.

Le credenze e le pratiche fondamentali dei due gruppi sono le stesse, anche se è vero che certe usanze e certi elementi del culto differiscono, tanto che nei paesi dove la comunità è numerosa coesistono sinagoghe sefardite e sinagoghe ashkenazite.

Tratto da una testo elaborato da Morris Sonnino e Rocco Orsini.

 Festività ebraiche: Roch Hashana, il capodanno ebraico

Nella tradizione ebraica, capodanno non corrisponde al primo gennaio. Per gli ebrei, infatti, l’anno inizia con il mese di tichri, mese del calendario ebraico che cade generalmente a settembre (secondo il calendario gregoriano) o nei primi giorni di ottobre.

Secondo la tradizione, la festa di Roch haShana dura due giorni. Roch haShana è l’anniversario della Creazione dell’universo e l’accettazione della sovranità di Dio. E’ anche il periodo durante il quale l’uomo viene giudicato da Dio e deve quindi riflettere sulle proprie azioni per potere espiare i propri peccati. Il periodo di pentimento dura fino alla festa di Yom Kippur, giorno in cui verrà presa la decisione definitiva per chi è rimasto in una situazione incerta.

Roch haShana è un’avvenimento tanto gioioso quanto solenne: ci si rallegra ma con gravità, riflettendo sul proprio comportamento tenuto nel corso dell’anno appena trascorso e prendendo buone risoluzioni per l’anno a venire.

Roch haShana, che in ebraico significa “primo giorno dell’anno” (letteralmente “testa dell’anno”), è un giorno di festa, nessuno deve lavorare ed i bambini ebrei vanno a pregare in sinagoga con i loro genitori.

Il primo giorno dell’anno, gli ebrei religiosi si recano in sinagoga per un giorno di preghiera e di riflessione. La celebrazione assomiglia a quella del sabato ma comporta molte altre preghiere, meditazioni e benedizioni particolari a questo giorno in cui viene affermata la sovranità di Dio.

Durante l’ultima parte della cerimonia, la lettura di testi e poemi scritti nel medioevo viene intervallata dal suono dello shofar, un piccolo corno di montone nel quale l’ufficiante soffia a più riprese.

Nel corso dei 10 giorni che trascorrono da Roch haShana a Yom Kippur , i credenti fanno un esame di coscienza e chiedono a Dio di concedere loro il perdono. Ognuno di loro deve chiedere perdono a quelli e a quelle che ha offesi durante l’anno, perchè Dio concederà il suo perdono solo a questa condizione.

Il pasto che segue è un pasto di festa durante il quale è consuetudine iniziare con una pietanza dolce (spesso un pezzo di mela bagnato nel miele) affinché l’anno che incomincia sia clemente. Su un vassoio si dispone della frutta di stagione, in particolare  melograni per simboleggiare un nuovo anno di dolcezza.